La danza classica indiana, antica come la cultura della Valle dell'Indo
L’arte della danza in India era già praticata nelle grandi città della civiltà della Valle dell’Indo intorno al 2000 a.C., come testimonia il ritrovamento di una scultura in bronzo che ritrae una danzatrice. Uno dei primi riferimenti scritti alla danza si trova nel Rg-Veda, il più antico tra i testi dell’induismo, nel quale Indra, il Re degli Dei, è descritto come ”un danzatore in battaglia” e “colui che crea danze e delizie”.
Nel tempo questa espressione artistica è andata codificandosi fino ad essere formalizzata nel Natyashastra, un trattato definito anche Natyaveda, le cui parti più antiche sembrano risalire ai primi secoli d.C.
Attraverso questo antico codice di gesti, posture, espressioni e suoni, attribuito al saggio Bharata, la danza classica indiana, considerata espressione degli insegnamenti trasmessi dagli Dei agli uomini, illustra e glorifica le gesta di eroi e divinità, assumendo un carattere di “recita teatrale”.
Più tardi vengono scritti altri trattati sulle arti di scena, tra cui un ruolo fondamentale per la danza è assunto dall’Abhinayadarpana lo “specchio dei gesti”, scritto nel XVII secolo d.C. da Nandikeshwara.
La danza in India è quindi considerata sacra ed un tempo veniva eseguita nei templi dalle “devadasî” (sacerdotesse-danzatrici), come preghiera devozionale agli Dei e come forma di profonda unione con il mondo ultraterreno.
Le danze antiche dell’India sono espressioni della mente e dell’anima in un’unica esplosione di energia vitale: la danzatrice danza a piedi nudi, ornata dai suoi più bei gioielli, ed introduce l’altro mondo, quello ultraterreno abitato da Shiva, Vishnu, Krishna, Ganesha, nel mondo terrestre, dando loro corpo con movimento e anima.
La danza classica indiana esprime grazia, bellezza, ma è soprattutto una preghiera e una forma espressiva ricevuta in dono dagli Dei per elevare lo spirito fino a farlo congiungere al “supremo essere divino”.
Ed è proprio attraverso la danza che il dio Shiva avrebbe creato il mondo, e si narra che se smettesse di ballare il mondo si fermerebbe.
I gesti delle mani dei danzatori “hasta bhedha” evocano immagini di animali, di piante, di fiori che sbocciano.
Le espressioni del viso e del corpo “rasa” esprimono amore, rabbia, compassione, paura, disprezzo, serenità.
Il danzatore deve sottoporsi ad una dura disciplina per poter acquisire un’elevata abilità tecnica ed il grado di concentrazione necessarie per potere interpretare la danza con emozione e devozione, ma soprattutto deve raggiungere una elevata maturità spirituale per trascendere la realtà umana.
La danza classica indiana è quindi fin dall’antichità, insieme, teatro, religione, società, letteratura, arti figurative, musica.
Gli stili principali sono: Kuchipudi, Mohiniattam, Kathakali, Kathak, Manipuri, Odissi e Bharatanatyam.
Mohiniattam |
Kathakali |
Kathak |
Manipuri |
Odissi |
Bharatanatyam |
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Kuchipudi |
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